Una Promessa sul Trenino

…Ricordo il gioco di ombre e luci che tagliavano il vetro del finestrino, lasciando quella bella sensazione dell’estate che sta per iniziare, carica di avvincenti promesse…

Il tuo cuore batteva già veloce dentro la mia pancia, più veloce di quanto fosse lo sferragliare del trenino sulle rotaie. Era l’estate del 2012, gli ultimi giorni di giugno o forse i primi di luglio, e nella nostra vita di giovani genitori stava per arrivare l’uragano Emma, sebbene non fossimo consapevoli dell’entità di tale uragano, allora. Per cui volevamo dedicare qualche momento al piccolo Francy, che dall’inverno successivo sarebbe diventato il fratello maggiore. Decidemmo che uno di questi momenti speciali sarebbe stato una gita a Genova con il trenino.”Davvero non ci sei mai stata?” mi chiese mio marito, con una punta di sarcasmo nella voce.

“Forse da piccola, mi ricordo di essere stata alla stazione di Manin , ma non ricordo altro… Poi c’è stata quella volta con i Giovanissimi, di ritorno dai baracconi, ricordi?”

“Quella non vale” tagliò corto Stefano: “Era inverno, di sera, era tutto buio, non si vedeva niente”.

“Beh dai, è uguale”

“No, di giorno è diverso” concluse lui, con il suo solito modo brusco che spesso cela la realtà delle cose.

Di giorno sarà diverso, mi ripetei. 

Ero agitata anch’io, quel pomeriggio, come una scolaretta in gita, e non riuscivo a nasconderlo.

C’era molto caldo, l’afa si alzava dal marciapiede della stazione come un vago tremolio luccicante e noi sudavamo come fontane zampillanti. Francy indossava una maglietta a righine, e un cappellino da monello di Charlie Chaplin, e il tutto dava un’immagine un po’ retro che s’intonava perfettamente con l’atmosfera del trenino.

Sotto la maglietta color salmone avevo una pancetta piccola e appena visibile, che accarezzavo di tanto in tanto.

Ricordo il gioco di ombre e luci che tagliavano il vetro del finestrino, lasciando quella bella sensazione dell’estate che sta per iniziare, carica di avvincenti promesse, e una famiglia francese seduta nel nostro vagone, con un bimbetto biondissimo che tentava di comunicare con Francy. Ricordo anche di essermi sentita fiera del trenino: un’attrazione turistica non da poco, mi dissi, domandandomi al contempo come mai se ne facesse così poca pubblicità tanto che io per prima, abitante a Sant’Olcese da diversi anni, non lo avevo ancora preso.

E poi il panorama è cambiato, abbiamo ritrovato il mare, ci si è aperto davanti agli occhi, racchiuso tra gomitoli di verde dei colli ripidi, e lì il cuore si è allargato, ha perso un battito, credo, e tu hai sfarfallato nella mia pancia. Ho pensato che facciamo chilometri e chilometri per vedere paesaggi mozzafiato, quando basta una corsa sul trenino per averne uno spettacolare.

Ho capito la frase di mio marito: di giorno è diverso.

La giornata è trascorsa serena, abbiamo passeggiato in centro, mangiato i pasticcini e abbiamo preso la strada del ritorno gustandoci nuovamente l’ebbrezza del paesaggio.

Sono scesa a Sant’Olcese Chiesa pensando che nei prossimi mesi sarebbe stata dura rifare un’esperienza del genere, con la piccola in arrivo. Mi dissi – anzi, ti promisi – che appena avresti sgambettato un po’, cara Emma, ti avrei portato sul trenino insieme a tuo fratello, per rivivere quell’esperienza in quattro.

Poi il trenino si è fermato, nel novembre del 2013.

La valle è diventata silenziosa, è finito lo stridio sulle rotaie mentre aspettavo i bambini fuori dall’asilo e ben presto mi sono abituata a questo silenzio.

Due giorni fa stavo potando i fiori in giardino e ho sentito un fischio riecheggiare nella valle: il trenino è tornato.

Non mi sono più accarezzata la pancia, ma sono venuta da te, che giocavi poco distante con tuo fratello, ti ho accarezzato la testa e ho detto:

<Emma, ti va se un pomeriggio andiamo con Francy e papà sul trenino?>.

Grida di gioia dei bimbi.

Finalmente posso onorare una promessa lontana, fatta in un caldo pomeriggio estivo di qualche anno fa.

Un pensiero di Chiara Ferraris 

 

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