#ImmaginandoilTrenino

Il Trenino di Casella(2016)

…Il mondo visto da un finestrino in movimento si affolla di sensazioni e forme che ci legano ancor di più al territorio da cui esse traggono origine…

Non sono mai salito sul Trenino di Casella ma in tutti questi mesi ho condiviso in pieno l’entusiasmo e l’impegno dei blog lapelledellorso  e santolceseinform@ per riavviare le sue rosse motrici. Ed ho condiviso -apprezzandoli molto- i tanti ricordi pubblicati ne I Diari del Trenino, pagine senza tempo che colpiscono per la ricchezza delle storie in cui l’unica protagonista è l’umanità dei semplici rapporti, dei genuini profumi evocati da immagini o parole nate dentro, delle piccole gioie raccontate da quotidiani pendolari che da quei finestrini guardano e narrano storie come da naturali corto-metraggi

Ho provato a raccontare allora queste sensazioni utilizzando la potenza dei colori e delle forme evocatrici, cimentandomi in un esercizio non facile -lo so, e probabilmente mal riuscito!- ma ho voluto provarci lo stesso, per omaggiare il trenino senza tempo che accompagna il viaggio di ognuno di noi in una valle senza coordinate spazio-temporali chiamata vita…Racchiudere su tela parole e sentimenti percepiti in quei diari restava impresa difficile quasi quanto riavviare una motrice Mallet serie 21-26 della Sangritana: ho preso così in prestito ideogrammi da un linguaggio di una terra lontana, a noi certo non familiari, ma che si sono rivelati  strumento potente per rappresentare un percorso immaginario che tocca “fermate” chiamate paese, amicizia, albero, lettura, desiderio, acqua, madre, parole, gioia, mistero….

Il mondo visto da un finestrino in movimento si affolla di sensazioni e forme che ci legano ancor di più al territorio da cui esse traggono origine, come percepite dalla calda sensibilità di un bruco che avverte le infinitesime vibrazioni della foglia rugiadosa su cui striscia, e con la piena libertà di un piccolo angelo, che volando sul suo violoncello guarda dall’alto un mondo di (propri) sogni ed emozioni.

Eh si, a noi non resta che sedere in un angolo nascosto di questo cielo, dove sole e luna, eternamente silenziosi, si abbracciano ricordandoci il tempo che accompagnerà sempre quel lento movimento della motrice tra alberi e case e ruscelli…. Salire sul trenino che porta con sé tutte queste emozioni è l’invito che faccio non solo a chi già siede in quei vagoni, guardando fuori dal finestrino con la testa dolcemente poggiata sul vetro mentre i propri pensieri volteggiano nell’aria come un aquilone, ma soprattutto a chi domani deciderà senza indugi di salirci su per provare a (ri)partire. Buon viaggio.

Un pensiero di Giampiero Pepe

Nell’immagine di apertura il quadro che l’autore ha donato all’Associazione Amici della Ferrovia Genova-Casella 

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3 thoughts on “#ImmaginandoilTrenino

  1. **Sogno e poesia**
    *L’opera pittorica dell’amico Prof. Giampiero Pepe, immaginata e tradotta su tela, ha veramente qualcosa di onirico. L’articolo trascende in poesia e mi rammenta un nostro grande della letteratura, che proprio guardando dal finestrino del treno immortalò i famosi cipressi. E’ anche grazie a persone come questo amico della magica Terra d’Otranto, che talvolta abbandoniamo la lotta per una pausa. Fa bene all’animo.
    Cincinnatus da Genova

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  2. Giampiero, grazie per la grande emozione che mi hai dato. Dal tuo quadro si vede il treno nell’ ‘aura sanza tempo tinta’…che per l’Alighieri era un infernale, spiazzante ‘mondo senza luce né tempo’, e nel tuo quadro diviene una ‘sospensione temporale’ (la stessa di cui parli tu nel tu o intervento) che è quella in cui è immerso il tuo (e Nostro) trenino. Per rimanere in tema, invece di un Caronte con gli occhi accesi come di brace, a traghettare le nostre anime dalla Sangritana al Trenino di Casella, abbiamo un Giampiero Pepe che è nei panni di Quel che tutto a noi raccorda…In un dipinto capiamo l’universalità che può portare con se un treno, trasportando persone di ogni tipo, e riunendole nei vagoni trainati dalla locomotiva di Anatole Mallet, uno dei tanti geni di cui nessuno conosce altro che le opere compiute, e che per una sorta di ‘culto del quotidiano dei grandi del nostro tempo’ mi piacerebbe veder raffigurato, lui, il Maestro, mentre fa colazione, sceglie l’abito da indossare, compie atti quotidiani. La Locomotiva ‘riunisce’ distanze che non sono tanto e solo chiometriche, ma anche e sopratutto umane. E’ per questo che vorrei rispolverare questa mia cosa che il tuo dipintoha risvegliato, Giampiero, e ti ringrazio ancora di Cuore. la locomotiva non seguì mai il binario dei tempi.
    scambiava, cambiava tragitto, e mai il tragitto era il suo tragitto.

    sfuggì a tutto, non venne mai colpita nemmeno da un sasso sollevato dalle macchine contadine che recidevano l’erba a Lei accanto.
    Ospitò uomini di commercio, profughi, gente che fingeva di pisciare per ore nel bagno per non esibire un biglietto che non c’era.

    Ed agli adolescenti che non avevano timbrato il biglietto, e sentivano di essere uomini, disse: sedetevi, ragazzini, non c’è nessun controllore, oggi almeno; tra poco arriveranno le bevande.

    Offrì solo un posto a sedere a chi era rinchiuso in se stesso e fingeva d’accanirsi sulle notizie fresche per non provare disagio;
    a coloro i quali non se la sentivano di ‘gettare la frase-fulmine’ alla ragazza di fronte, che sobbalzando sui binari sembrava già fare l’amore,
    la locomotiva offrì il paesaggio, fuori, per guardare la vita ancora da dietro un vetro e sognare una ‘prossima occasione’.

    Quando arrivò ad Auschwitz fu forse pilotata – un’unica irrimediabile volta

    e non seppe se dar consolazione a quei condannati facendo filtrare l’aria dalle ‘celle’, od avvisarli in tempo che non c’era più respiro.

    I macchinisti, e l”Equipaggio’, sapevano tutto, tutte le storie.
    attraversando il treno capivano da uno sguardo chi s’era appena lasciato con l’amata,
    chi avesse ottenuto un aumento, sorridevano paterni agli eterni infelici che volgono il buonumore in malcontento.

    Non era una storia di tanti, di uno, non fu una saga collettiva;
    solo raccolse tutti, unico raccordo, la Locomotiva.

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  3. grazie amici per le vostre belle “recensioni”, il mio contributo voleva essere solo un modo per ringraziare quanti hanno lavorato duramente per quel trenino a dimostrazione che il tempo dedicato per a queste piccole grandi cose non è mai perso….a presto, giampiero

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