La locomotiva del mistero

… Ero ormai più o meno rassegnato a rinunciare a far luce su questo mistero quando un giorno, per caso come da migliore tradizione, mi capitò la svolta. …

Nel mio studio della storia delle ferrovie concesse, in questi anni di ricerche per polverosi archivi aziendali e burocratici archivi di stato avevo tre pallini che non riuscivo a in nessun modo a risolvere:1) ricostruire una ad una la storia delle 15 locomotive a vapore di tipo Mallet (un tipo molto specifico di loco-tender pensato per le linee con curve strette, molto spettacolare ed anche assai poco diffuso in Italia!) della società Ferrovie Adriatico Appennino che gestiva linee passate alla storia come la Fermana, la Sangritana e la Voghera-Varzi.

2) Scoprire quale fosse la seconda locomotiva a vapore della “mia” Ferrovia Genova – Casella, da sempre un mistero irrisolto che sin dagli anni ’80 alimenta le più svariate leggende metropolitane tra gli appassionati. Infatti tutti sapevano che sulla FGC dal 1926 al 1954 aveva prestato servizio una locomotiva tipo Mallet di costruzione Borsig proveniente dalla Ferrovia dell’Appennino Centrale, storica società che esercitava la linea a scartamento ridotto Fossato di Vico – Arezzo. Ma molti documenti e testimonianze parlavano di una seconda loco a vapore, certamente rimasta sulla FGC dalla sua apertura nel 1929 sino ai primi anni ’40 quando poi misteriosamente scompare, forse venduta. Ma sulle caratteristiche di questo mezzo niente si sapeva, solo alcune leggende, nate negli anni ’80, parlavano di una macchina Breda con rodiggio 1-3-0, cosa sorprendente perché macchine di quel tipo sulle curve della FGC sarebbero in seria difficoltà….

3) Sapere qualcosa in più circa i mezzi della travia di Mondovì, che nel corso della sua esistenza sembra aver inghiottito i mezzi più svariati dalle amministrazioni più varie e di cui, complice la sua chiusura nel 1953, ben poco si sa.

Ma come nel migliore dei romanzi gialli mai e poi mai avrei potuto immagine che queste tre piste fossero in realtà strettamente connesse tra di loro. Ed in effetti ricostruire la storia di eventi e spostamenti di mezzi avvenuti ormai oltre 60 anni fa spesso è come risolvere un vero e proprio giallo: il ricercatore/detective deve affidarsi alle testimonianze senza però dar loro troppo peso perché, come in un poliziesco, i testimoni spesso sbagliano o si confondono, mentono più o meno inconsapevolmente o sono reticenti. La fonte migliore sono gli archivi aziendali nelle cui carte spesso si celano corrispondenze, tabelle o censimenti che possono dipanare molti dubbi. Ma non sono rari anche qui, purtroppo, errori e sviste che alimentano nuove ipotesi e leggende, tutte da confermare. La prova migliore, come nel caso di un omicidio, rimane quella fotografica… Ma è anche quella più rara e spesso richiede accurate analisi, dove l’occhio attento dell’appassionato deve riconoscere l’indizio risolutore nei pixel sgranati di una foto passata attraverso diverse riproduzioni, spesso casalinghe, talora improbabili ed artigianali… ovviamente senza poter contare degli effetti speciali alla CSI, perché l’informazione che non c’è non si crea dal nulla con chissà quale mirabolante software.

Il primo passo, in verità era avvenuto pochi giorni prima dell’alluvione del 2014 quando era stata recuperata da un giornale locale una foto che ritraeva entrambe le vaporiere della FGC a Casella. Era la prima concreta prova dell’esistenza della seconda macchina a vapore (prima dedotta solo da anonime statistiche ministeriali) ma purtroppo non era stato neanche possibile accedere al giornale stesso ed avevo dovuto accontentarmi della foto della foto riprodotta sul giornale fatta dalla gentile bibliotecaria che era andata nel deposito, rigorosamente inagibile(!!), ove quel prezioso documento era custodito. Nella foto, manco a dirlo, la macchina ex-FAC era assai ben visibile mentre la seconda macchina, quella del mistero, occupava un esiguo numero di pixel di sfondo, troppo pochi per vederla bene e numerosi a sufficienza per alimentare nuovi dubbi ed incertezze: aveva il corrimano orizzontale sulla camera a fumo, una caratterista insolita per una macchina Breda ma comune alle macchine Borsig! E quindi incominciai già a dubitare di quello che si diceva sulla seconda macchina.

 Ero ormai più o meno rassegnato a rinunciare a far luce su questo mistero quando un giorno, per caso come da migliore tradizione, mi capitò la svolta. Un socio della nostra associazione, Giorgio Figallo, che con me aveva condiviso la voglia di scoprire qualcosa su questa macchina mi chattò su FB: “Andrea, io ho guardato le poche foto della Mallet FAC… a me non sembra sempre la stessa macchina. Ci sono differenze, modifiche strane ed insignificanti per l’esercizio.”. “Ma cosa stai dicendo”, gli dissi… “Già abbiamo il mistero sulla seconda loco a rodiggio 1-3-0, non iniziamo ad ipotizzare strane cose….”

Qualche tempo dopo, però, raccogliendo vari ricordi, saltò fuori un appassionato che da giovane aveva raccolto la testimonianza (da chi non è stato possibile ricostruirlo) sul fatto che anche la seconda locomotiva presente sulla FGC fosse una Mallet. Inizialmente liquidai la cosa con un sorriso, pensando a tutte quelle altre testimonianze che parlavano di una loco 1-3-0 Breda.

Ma poi una sera prima di addormentarmi ripensai alla questione. Anche perché di questa 1-3-0 che avrebbe dovuto essere abbastanza magica per girare sulla FGC non saltava fuori niente di niente. Inoltre della sua esistenza si era iniziato a parlare in epoca più recente, mentre questa nuova testimonianza, più antica, raccontava cose diverse. E pensai ancora a quel corrimano orizzontale, inedito su una Breda 1-3-0 ma comune sulle Mallet Borsig. E ripensai anche alle perplessità di Giorgio, che aveva notato strane differenze tra le due macchine. Il sonno passò velocemente e, con occhio nuovo, mi misi a confrontare le poche foto della Mallet “nota”. Inizialmente sembrava sempre la stessa macchina, ma man mano che le guardavo notavo qualche strana differenza: la forma di un finestrino, un corrimano, una condotta più in alto, una più in basso, la forma delle finiture del fumaiolo, un fanale. In 20 anni di servizio ci stanno modifiche ai mezzi, ma chi diavolo cambia forma a questi particolari, pensai! Inoltre, disponendo di foto del 1926 e del 1954, potei convincermi che una delle due macchine era rimasta sempre uguale mentre poi c’erano delle foto che riportavano una macchina con delle differenze… La logica deduzione da tutto ciò era che la seconda macchina fosse per forza una Mallet e pure di costruzione Borsig!

Era ormai notte inoltrata e finalmente avevo incominciato a capire qualcosa di più su quella assurda faccenda. Ma più guardavo la seconda misteriosa Mallet della FGC e più mi dicevo “mai io questa macchina la conosco!”. E in effetti non mi ci volle molto per capire chi era… Dopo pochi giorni, un lampo mi si accese in testa, mi didi del cretino per non averlo capito prima: era infatti una delle Mallet serie 21-26 della Sangritana, di ovvia costruzione Borsig! Una di quelle macchine di cui già mi ero spaccato la testa per ricostruirne la storia e di cui avevo ancora alcuni buchi. Ma ancora non avevo prove certe, era solo un sospetto basato su alcuni esili indizi.

Però un primo confronto su diversi particolari del mezzo aveva dato una corrispondenza al 100%. Ma serviva qualcosa di più. Mi ricordai un dettaglio avevo rimosso: sul libretto ministeriale della Mallet FAC, nella pagina con le misure di massima, a lato vi era una pagina bianca. Su questa pagina bianca, almeno 70 anni fa, qualche tecnico in servizio sulla FGC disegnò in modo schematico il rodiggio di una loco Mallet e mise quote leggermente diverse da quelle dalla Mallet FAC riportate in via ufficiale nella pagina accanto. Come se avesse voluto fare un confronto.

Quando le vidi la prima volta pensai ad un pasticcio o a misure fatte in modo approssimativo (le differenze erano di pochi centimetri su diversi metri di lunghezza) ma a quel punto mi parve immediato che dovevo sapere bene le misure delle Mallet della serie 21-26 della Sangritana. La mattina scrissi alla Dottoressa della Sangritana che cura l’archivio aziendale e mi feci mandare il disegno quotato delle macchine di quella serie: manco a dirlo le misure coincidevano al millimetro con quelle riportate nello schizzo. Ecco la prova documentale che cercavo!

Era incredibile: per anni avevamo cercato tutti una loco Breda 1-3-0 che invece non era mai esistita: era solo una leggenda nata negli anni ’80 e che tecnicamente neanche stava in piedi. Invece avevamo avuto sotto gli occhi la foto della seconda macchina da una vita tutti quanti eppure nessuno di noi aveva capito: accecati dall’informazione sbagliata non avevamo saputo guardare con attenzione ai fatti! Come in un vero giallo il colpevole era sempre stato lì davanti a noi, in bella vista e con totale faccia tosta se la rideva alle nostre spalle…

Successivamente mi misi frugare fra i documenti che possedevo dell’archivio della Sangritana per capire quale potesse essere esattamente la macchina finita sulla FGC. Esclusi rapidamente la 21, venduta Ditta Greco nel 1929, ceduta alla Ferrovia Massa-Follonica dove diviene la n°10 e da questa passata nel 1945 alla SAF di Cairo. Neanche la 22 poteva aver incontrato nella sua vita la FGC: inviata ai Cantieri Navali Ancona nel 1930 per conversione scartamento ordinario, rimase sulla Roma Viterbo dal 1932 al 47, poi venne demolita. La 23 aveva preso la via del mare ed approdata in Sardegna già nel 1930: esclusa anche lei. La numero 25 era invece rimasta sempre di proprietà della FAA ed aveva trascorso la sua vita operativa prima in Sangritana e poi in Fermana. Rimanevano due possibilità dunque: la numero 24 venduta alla ditta Greco (un intermediario di materiale ferroviario) nel 1929 e la numero 26, venduta anch’essa ad un intermediario (ditta Tiberto) nel 1929 e che ricompare in Sardegna dal 1949 presso la Ferrovia di Monteponi ma di cui non sappiamo dove sia stata nel frattempo. Ad oggi non ho ancora potuto incastrare una delle due… ma l’indagine è tutt’altro che chiusa e prima o poi la verità verrà a galla.

Nel frattempo però è emersa una ulteriore prova scritta: un appunto risalente agli anni ’70 che conferma che l’altra vaporiera era una Mallet ed era una ex-Sangritana ma che racconta anche una altro inedito particolare… Ma di questo e dell’indagine che da questa rivelazione è nata, parlerò la prossima volta!

Una ricerca storica di Andrea Martinelli

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