La “ORA”

…i paesini delle vallate offrivano comunque uno spettacolo incantevole, spuntando con le loro luci dai boschi, come in un presepe visto da lontano o in una favola d’altri tempi…

Nel 2002, poco dopo capodanno, avevo deciso di fare un giro sul ponente ligure ed ero partito un giorno prima degli altri miei amici, per passare a trovare gli zii, a Casella.In un bel pomeriggio di sole, avevo raggiunto Principe e mi ero fatto una passeggiata fino a Manin, comprando un dolce per il dopo cena. Il trenino per Casella era partito da Genova che già faceva buio, ma i paesini delle vallate offrivano comunque uno spettacolo incantevole, spuntando con le loro luci dai boschi, come in un presepe visto da lontano o in una favola d’altri tempi.

Dagli zii mi aspettavano ravioli, coniglio, torta di riso e limoncino fatto in casa; il mio pandolce non era certo necessario! Dopo una pesante dormita, mi ero presentato in stazione per il primo treno, trovando l’A8 già piena di pendolari. L’elettromotrice, intorpidita dal freddo, era partita da Casella in orario, ma al deposito ha avuto qualche problema, dovuto proprio al freddo! Così almeno dicevano i ferrovieri. Prova e riprova, l’A8 non ne voleva sapere di invertire la marcia e ripartire verso il capoluogo; i ferrovieri hanno tentato più volte, ma la cocciuta elettromotrice sembrava voler andare solo in direzione della cava sullo Scrivia.

Tra le richieste petulanti dei pendolari, una semplice telefonata ha risolto il problema: “Prendete la Ora!” aveva detto qualcuno da Genova, così i due uomini hanno aperto i portelloni del deposito e ne sono usciti a bordo dell’A1, perfettamente funzionante. Dopo pochi minuti eravamo tutti sull’arzilla elettromotrice, che scalava baldanzosa la salita verso Crocetta!

Io avevo rinunciato volentieri a un seggiolino e mi ero appostato dietro al macchinista, per assistere alle manovre del vetusto “controller a timone”. La A1, infatti, come tante elettromotrici costruite negli anni ’20, non ha manette né pomelli, ma un pesante timone che deve essere ruotato di sei quarti di giro per escludere il reostato nella combinazione dei motori in serie, poi di un giro completo per passare dalla combinazione in serie al parallelo e di altri quattro quarti di giro per escludere il reostato nella combinazione in parallelo. Per togliere corrente, il timone andava girato indietro di tre giri e mezzo! Un lavoraccio per il macchinista, una musica e uno spettacolo per le mie orecchie.

L’entusiasmo di quella esperienza “elettromeccanica”, mi aveva consentito di sopportare anche il freddo, perché la A1 era in deposito pronta all’uso, ma non aveva certo il riscaldamento acceso!

Gli altri viaggiatori, infatti, per nulla interessati al timone, mi avevano guardato malissimo, quando avevo ringraziato i ferrovieri per aver preso “la Ora”; loro avrebbero preferito viaggiare sulla calda e confortevole A8, perdendosi gran parte del fascino di un viaggio in stile anni ’20.

Un pensiero di Marco Felisa autore anche della foto di apertura.

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