Trenino scout

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…parte, arranca a dire il vero nelle prime battute del percorso ma poi si riprende, e come un arzillo vecchietto fischietta e se ne va per la sua strada…

Gennaio, domenica mattina, attività di reparto. Fredda e grigia giornata che non promette nulla di buono.

Se siamo tanti arriviamo a sei scout, squadriglie decimate dalla tremenda influenza che imperversa in questo periodo. Finisce che mi ritrovo con A.. Apriamo la busta che il capo reparto ci consegna, la nostra destinazione è Casella. A noi il modo di arrivarci. La decisione è fulminea: si va in trenino, quel trenino che la nonna mi ha portato a conoscere che ero una bimbetta e che è stato il mezzo di locomozione prediletto per le gite domenicali.

Arriviamo in stazione a Manin, temperatura inquietante e “scirumbrina” che neppure la bora. Sembra che le mie ginocchia siano destinate a congelare prima di stasera. Ci siamo solo io e A, intrepide esploratrici in divisa, piumino colorato e cappellone d’ordinanza che mannaggia tende a volare via.

Saliamo in carrozza e la sensazione che abbiamo è quella di piombare indietro nel tempo.

Per me è come andare a salutare un vecchio amico, anzi, è come quando da bambina il nonno mi portava al dopolavoro a salutare i colleghi di bocce e quegli arzilli vecchietti mi accoglievano con un sorriso caldo e al tempo stesso imbarazzato come a dire…eh, sì lo so ho la dentiera… Poi però prendevano in mano le bocce e… spettacolo, sembravano tornati indietro di 40 anni!

Ecco che parte, arranca a dire il vero nelle prime battute del percorso ma poi si riprende, e come un arzillo vecchietto fischietta e se ne va per la sua strada, incurante degli orari, della velocità e delle performance dei giovinastri ad alta velocità. Mi stampo contro il finestrino e vedo Genova, bellissima avvolta da una mantello di grigio freddo invernale. Me la godo e ridacchio al pensiero dei miei compagni di reparto che chissà dove sono stati mandati, io vado a Casella con il trenino!

La carrozza è calda e tutta a nostra disposizione, decidiamo di aprire la busta con la missione e apprendiamo che dovremo aiutare la parrocchia ad organizzare le attività della settimana per i bambini. Fico, si lavora di cartoncino e pennarelli al caldo dei locali della chiesa. Perse nelle nostre divagazioni ci rendiamo conto che siamo a Vicomorasso e che il tempo è volato. Il trenino sbuffa e fende il vento da nord ed in breve ci rendiamo conto che nevica! Ed ecco che arriviamo a destinazione.

Con estremo dispiacere scendiamo nel freddo gennaio della Valle Scrivia dirette in paese. Camminiamo un poco curve per proteggerci dal vento e dal nevischio che implacabile continua a cadere ostinandosi a voler colpirci le ginocchia; mi volto per un momento, il trenino è avvolto in una nube di nevischio turbinante che lo rende ancora più magico, bizzarro personaggio d’antan con una marcia in più.

Già so che al ritorno lo ritroveremo lì al aspettarci e ad accoglierci. Con questo pensiero anche la neve mi sembra più calda e la tramontana impalcabile è diventata una brezza primaverile! Ah, potenza del trenino…!

Un ricordo di Elena Viola
Foto di Silvia Bevegni.

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