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Perchè i diari…

Amiamo la Ferrovia Genova – Casella. Amiamo la sua storia, i sui paesaggi, la sua gente. L’amiamo con il cuore e con la ragione perché sappiamo quanto sia rispettoso dell’ambiente questo ricamo gentile che orna tre vallate.
Viaggiare su questa linea suscita emozioni; questo blog è nato per custodirle e condividerle.

Leggi tutte le storie, inizia il viaggio da qui.

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La gatta sul treno che scotta

È entrata nella piccola sala d’aspetto della stazione di Vicomorasso con la sicurezza di chi sa di trovarci dei vecchi amici. Con un balzo si è seduta sulle ginocchia di un viaggiatore che, per nulla sorpreso, è emerso dal suo cellulare ed ha iniziato ad accarezzarla. Poi è venuta a salutare anche me, strusciandosi sulle mie gambe. Appena ha sentito in lontananza il fischio del Trenino che affrontava le ultime curve prima di arrivare in stazione, si è precitata sul marciapiede ad aspettarlo, ricevendo dagli altri viaggiatori le attenzioni che spettano ad una deliziosa gattina tigrata. Appena arrivato il treno è salita sulla terza carrozza, ma quando l’hanno fatta scendere, per gioco o per protesta, ci si è ficcata sotto.

L’ha recuperata il macchinista e, rimproverandola, l’ha chiusa nella sala d’aspetto pregandomi di aprirle la porta non appena fosse ripartito. Il treno ha fischiato, lei ha miagolato ed io ho sorriso. Dopo quindici secondi di prigionia la furbastra è stata liberata e si è presa una robusta dose di coccole.

Claudio Di Tursi

Il Teatro Cargo ha bisogno della nostra solidarietà 

lapelledellorso

Vi invitiamo a rispondere concretamente all’appello lanciato da Laura Siciniano su Facebook. Laura, tra i soci fondatori ti del Teatro Cargo, è l’autrice di “Donne in guerra” il lavoro teatrale che parla della condizione delle donne durante la seconda guerra mondiale ambientato sulla Ferrovia Genova Casella.

Riportiamo di seguito il suo appello convinti che insieme a noi adirirete con entusiasmo alle iniziative proposte.

Allora cari amici di Fb. Il Teatro Cargo ha ricevuto un’ennesima tegola in testa proprio mentre sembrava riprendersi dalla batosta del teatro chiuso per l’intera stagione 15/16. Abbiamo ricevuto un incomprensibile taglio da uno sponsor che evidentemente non capisce che tagliare noi significa ucciderci e ferire un territorio. Bella botta, signori per chi ce la mette tutta per fare un teatro di qualità in periferia. Dunque: volete aiutarci? Chiediamo due piccole cose:

1) venite a teatro. Portate amici. Un teatro che muore è un pezzo di civiltà…

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Maledizione!

…A volte sembra che i pensieri seguano un filo logico preciso. Poi improvvisamente un volo d’uccelli sopra la chioma di un pino mi distrae per un istante…

Maledizione! Ho dimenticato lo smartphone in macchina! Ma ormai il trenino è partito…stiamo entrando nella galleria fra Campi e Trensasco. Speriamo di non trovare sorprese al rientro. Finestrino rotto e cellulare rubato. Mi è già successo un’altra volta proprio qui a Campi. Inutile dannarsi. Ormai la frittata è fatta. Sono le 7 del mattino. Davanti a me un ragazzo ascolta musica e dorme. A Giugno, a quest’ora le giornate sono già luminose. Attraversiamo boschi di un verde intenso, intervallati a brevi gallerie. Troppo stanco per leggere un libro, ma non abbastanza per assopirmi. Nessuno a fianco con cui chiacchierare. Così guardo distrattamente fuori dal finestrino e mi accorgo che i pensieri iniziano a scorrere. E’ una strana sensazione. Da quanto non mi capita di trascorrere mezz’ora di totale inerzia, con la sola occupazione di inseguire le giravolte della mente? Da quando smartphone, tablet, MP3, videogiochi portatili hanno soppiantato libri e quotidiani si sta quasi perdendo pure l’abitudine a scambiare due parole con quello seduto a fianco. Figuriamoci pensare! Di più, ormai si ha quasi la fastidiosa percezione di perdere tempo.A volte sembra che i pensieri seguano un filo logico preciso. Poi improvvisamente un volo d’uccelli sopra la chioma di un pino mi distrae per un istante. Ed ecco che il filo si è smarrito. Dal finestrino, agli alberi si sostituiscono le facciate dei palazzi. Un pingue uomo di mezz’età a torso nudo ci guarda passare affacciato alla finestra del suo appartamento all’ultimo piano e mi strappa con un sorriso dai miei pensieri mutevoli e inconcludenti. Eccoci al capolinea, anche oggi. Si aprono le porte del Trenino e si torna a rinchiudere la mente negli schemi affatto creativi della vita quotidiana.

Un pensiero di Flavio Poggi

Foto di Andrea Martinelli 

Una Promessa sul Trenino

…Ricordo il gioco di ombre e luci che tagliavano il vetro del finestrino, lasciando quella bella sensazione dell’estate che sta per iniziare, carica di avvincenti promesse…

Il tuo cuore batteva già veloce dentro la mia pancia, più veloce di quanto fosse lo sferragliare del trenino sulle rotaie. Era l’estate del 2012, gli ultimi giorni di giugno o forse i primi di luglio, e nella nostra vita di giovani genitori stava per arrivare l’uragano Emma, sebbene non fossimo consapevoli dell’entità di tale uragano, allora. Per cui volevamo dedicare qualche momento al piccolo Francy, che dall’inverno successivo sarebbe diventato il fratello maggiore. Decidemmo che uno di questi momenti speciali sarebbe stato una gita a Genova con il trenino.”Davvero non ci sei mai stata?” mi chiese mio marito, con una punta di sarcasmo nella voce.

“Forse da piccola, mi ricordo di essere stata alla stazione di Manin , ma non ricordo altro… Poi c’è stata quella volta con i Giovanissimi, di ritorno dai baracconi, ricordi?”

“Quella non vale” tagliò corto Stefano: “Era inverno, di sera, era tutto buio, non si vedeva niente”.

“Beh dai, è uguale”

“No, di giorno è diverso” concluse lui, con il suo solito modo brusco che spesso cela la realtà delle cose.

Di giorno sarà diverso, mi ripetei. 

Ero agitata anch’io, quel pomeriggio, come una scolaretta in gita, e non riuscivo a nasconderlo.

C’era molto caldo, l’afa si alzava dal marciapiede della stazione come un vago tremolio luccicante e noi sudavamo come fontane zampillanti. Francy indossava una maglietta a righine, e un cappellino da monello di Charlie Chaplin, e il tutto dava un’immagine un po’ retro che s’intonava perfettamente con l’atmosfera del trenino.

Sotto la maglietta color salmone avevo una pancetta piccola e appena visibile, che accarezzavo di tanto in tanto.

Ricordo il gioco di ombre e luci che tagliavano il vetro del finestrino, lasciando quella bella sensazione dell’estate che sta per iniziare, carica di avvincenti promesse, e una famiglia francese seduta nel nostro vagone, con un bimbetto biondissimo che tentava di comunicare con Francy. Ricordo anche di essermi sentita fiera del trenino: un’attrazione turistica non da poco, mi dissi, domandandomi al contempo come mai se ne facesse così poca pubblicità tanto che io per prima, abitante a Sant’Olcese da diversi anni, non lo avevo ancora preso.

E poi il panorama è cambiato, abbiamo ritrovato il mare, ci si è aperto davanti agli occhi, racchiuso tra gomitoli di verde dei colli ripidi, e lì il cuore si è allargato, ha perso un battito, credo, e tu hai sfarfallato nella mia pancia. Ho pensato che facciamo chilometri e chilometri per vedere paesaggi mozzafiato, quando basta una corsa sul trenino per averne uno spettacolare.

Ho capito la frase di mio marito: di giorno è diverso.

La giornata è trascorsa serena, abbiamo passeggiato in centro, mangiato i pasticcini e abbiamo preso la strada del ritorno gustandoci nuovamente l’ebbrezza del paesaggio.

Sono scesa a Sant’Olcese Chiesa pensando che nei prossimi mesi sarebbe stata dura rifare un’esperienza del genere, con la piccola in arrivo. Mi dissi – anzi, ti promisi – che appena avresti sgambettato un po’, cara Emma, ti avrei portato sul trenino insieme a tuo fratello, per rivivere quell’esperienza in quattro.

Poi il trenino si è fermato, nel novembre del 2013.

La valle è diventata silenziosa, è finito lo stridio sulle rotaie mentre aspettavo i bambini fuori dall’asilo e ben presto mi sono abituata a questo silenzio.

Due giorni fa stavo potando i fiori in giardino e ho sentito un fischio riecheggiare nella valle: il trenino è tornato.

Non mi sono più accarezzata la pancia, ma sono venuta da te, che giocavi poco distante con tuo fratello, ti ho accarezzato la testa e ho detto:

<Emma, ti va se un pomeriggio andiamo con Francy e papà sul trenino?>.

Grida di gioia dei bimbi.

Finalmente posso onorare una promessa lontana, fatta in un caldo pomeriggio estivo di qualche anno fa.

Un pensiero di Chiara Ferraris 

 

#ImmaginandoilTrenino

Il Trenino di Casella(2016)

…Il mondo visto da un finestrino in movimento si affolla di sensazioni e forme che ci legano ancor di più al territorio da cui esse traggono origine…

Non sono mai salito sul Trenino di Casella ma in tutti questi mesi ho condiviso in pieno l’entusiasmo e l’impegno dei blog lapelledellorso  e santolceseinform@ per riavviare le sue rosse motrici. Ed ho condiviso -apprezzandoli molto- i tanti ricordi pubblicati ne I Diari del Trenino, pagine senza tempo che colpiscono per la ricchezza delle storie in cui l’unica protagonista è l’umanità dei semplici rapporti, dei genuini profumi evocati da immagini o parole nate dentro, delle piccole gioie raccontate da quotidiani pendolari che da quei finestrini guardano e narrano storie come da naturali corto-metraggi

Ho provato a raccontare allora queste sensazioni utilizzando la potenza dei colori e delle forme evocatrici, cimentandomi in un esercizio non facile -lo so, e probabilmente mal riuscito!- ma ho voluto provarci lo stesso, per omaggiare il trenino senza tempo che accompagna il viaggio di ognuno di noi in una valle senza coordinate spazio-temporali chiamata vita…Racchiudere su tela parole e sentimenti percepiti in quei diari restava impresa difficile quasi quanto riavviare una motrice Mallet serie 21-26 della Sangritana: ho preso così in prestito ideogrammi da un linguaggio di una terra lontana, a noi certo non familiari, ma che si sono rivelati  strumento potente per rappresentare un percorso immaginario che tocca “fermate” chiamate paese, amicizia, albero, lettura, desiderio, acqua, madre, parole, gioia, mistero….

Il mondo visto da un finestrino in movimento si affolla di sensazioni e forme che ci legano ancor di più al territorio da cui esse traggono origine, come percepite dalla calda sensibilità di un bruco che avverte le infinitesime vibrazioni della foglia rugiadosa su cui striscia, e con la piena libertà di un piccolo angelo, che volando sul suo violoncello guarda dall’alto un mondo di (propri) sogni ed emozioni.

Eh si, a noi non resta che sedere in un angolo nascosto di questo cielo, dove sole e luna, eternamente silenziosi, si abbracciano ricordandoci il tempo che accompagnerà sempre quel lento movimento della motrice tra alberi e case e ruscelli…. Salire sul trenino che porta con sé tutte queste emozioni è l’invito che faccio non solo a chi già siede in quei vagoni, guardando fuori dal finestrino con la testa dolcemente poggiata sul vetro mentre i propri pensieri volteggiano nell’aria come un aquilone, ma soprattutto a chi domani deciderà senza indugi di salirci su per provare a (ri)partire. Buon viaggio.

Un pensiero di Giampiero Pepe

Nell’immagine di apertura il quadro che l’autore ha donato all’Associazione Amici della Ferrovia Genova-Casella 

Classe 1929

Era ancora primavera nella sua vita, nonostante fosse della classe del ’29. Mi narrava le storie che avevano animato la sua intensa esistenza, drammatiche sofferenze e gioie semplici, condivise con i compagni di viaggio e con gli amici.Lo conobbi di martedì, in un pomeriggio di sole, ci trovammo nei pressi della panchina alla stazione di San Bernardo a Torrazza. Il nostro divenne un appuntamento settimanale per un lungo periodo. Ci dichiarammo amici, benché differenti le nostre generazioni ma simili, perché varie e ricche le nostre sensibilità. Finivamo i nostri viaggi entrambi ad asciugarci gli occhi annacquati di risate, di scambi di emozioni, di lacrime, di racconti di gruppo, di confidenze all’amico di un istante , eletto solo perché trovato a specchiarsi nel medesimo nostro finestrino, per pochi minuti di percorso.Scendevo. Andavo lontano, di una settimana. Lo ritrovavo puntuale ad attendermi, ad accogliermi.

Era il 2013, venne l’ inverno. La panchina rimase vuota, sapevo che un doloroso male lo aveva colpito. Mi sedevo accanto al suo ricordo, fino a che l’attesa divenne troppo gelida di assenza.

Notai la solennità dell’ultimo fischio.

Sono passati quasi tre anni, oggi il trenino riprende i suoi itinerari sulle verdi colline del nostro paese e con esso ripartono vecchie e nuove, piccole e grandi storie di intrecci di vite, vicende che ci indicano che il viaggio non è finito e che vive dei nostri ricordi e di uno straordinario e rosso fiammante futuro da costruire, attraverso i racconti e le mete della nostra stessa quotidianità, con il susseguirsi allegro degli arrivi, delle presenze e degli incontri a consolare le gelide panchine vuote di attesa, di assenza.

Un ricordo di Laura Startari, Tagesmutter e educatrice Montessori.

Foto di Andrea Martinelli
Anche tu, se vuoi, puoi raccontarci i tuoi pensieri in transito. Clicca qui.

Il papavero tra le rotaie 

…Le traversine si gettavano sotto il treno una dopo l’altra e nei mesi estivi, quando il sole era a picco sulla massicciata, le parallele lucide dei binari a tratti mi abbagliavano…

C’è un papavero in mezzo alle rotaie. Eh sì, è solo un piccolo papavero, con i suoi petali di farfalla avvizzita. Oscilla lentamente, sembra voglia sottrarsi alla gente, anche se non può fare un passo. Stamattina c’è folla al binario. Non per prendere il treno, ma per vedere chi scende. Ho guardato anch’io, curioso come sempre. Il treno arriva, con meno rumore di qualche anno fa.

Suoni familiari lo accompagnano, ma coperti dal brusio degli astanti.

Scende il ragazzo abbronzato, con la fascia tricolore sul petto. “Ti ho visto bambino – penso – ti ho visto”.

Nomen omen, mi pare dicessero i vecchi Romani.

Ed ecco l’auspicio più che il presagio farsi strada nel mio animo: il gerundio custodito nel tuo nome, segno non d’arme offensive ma di animo fattivo.

Armare è predisporre, costruire, preparare e prepararsi.

Il canto sale, dalla strada ferrata al cielo, mai corroso dal vociare, riscaldato da questo primo assaggio d’estate, ma con ancora il fresco dell’aria che porta sentori di neve dalle vicine montagne.

Si sta serrati, attoniti come di consueto, quando la voce si fa chiamare suono e ci permette di definirla canto.

E’ così, anche oggi come tanti giorni, come tanto tempo fa con te.

Ciàppine unn-a…

bo booo bo… Continua a leggere “Il papavero tra le rotaie “